Profuma di ritorno all’antico, la stagione 2024: il Piemonte vinicolo riscopre gli umori di un tempo, quando il sole non la faceva ancora da padrone. «Abbiamo alle spalle un’annata decisamente anomala, rispetto alle ultime. Fino al 2023 si soffriva la sete, ma in cantina era tutto più facile. La pioggia ha dato certamente sollievo alle viti, che ne avevano un gran bisogno. Se però è tanta, per non dire troppa, l’acqua comporta aspetti problematici. E alla fine cambia il carattere ai vini, rendendoli meno pronti da bere».

Sorride, Fabio Marchisio, cercando di sdrammatizzare: è atipico il bilancio piemontese dell’annata. In tutta la regione, il meteo ha inciso anche stavolta in modo profondo sui filari e sulla vendemmia. L’estate torrida ha ceduto il passo a un “monsone” davvero sovrabbondante. «Niente di così straordinario, peraltro: per ricordare condizioni simili basta tornare a 15-20 anni fa, quando il fresco e le precipitazioni costringevano a scremare drasticamente il prodotto finale. Si trattava di selezionare i grappoli ed eliminare i marciumi. Quelli di allora erano vini inizialmente un po’ burberi, che richiedevano più tempo per farsi apprezzare».

Gli indicatori parlano chiaro: «Mediamente, quest’anno, le uve in Piemonte avevano un tasso zuccherino attorno ai 20 gradi Babo, contro i 23-24 degli anni precedenti». In casa Marchisio, comunque, non ci si lamenta: «Arneis e Barbera sono già a buon punto, dimostrano di essere all’altezza della tradizione. A essere in ritardo semmai è il Nebbiolo: bisognerà avere la pazienza di aspettarlo». Fondamentale la scelta del calendario di vendemmia: «Chi ha giocato d’anticipo, raccogliendo l’uva prima delle ultime piogge, ha portato a casa un ottimo prodotto».

Non è stato così per tutti. In generale, aggiunge Fabio, molti produttori sono stati costretti a ritardare la raccolta. E la pioggia, caduta nel frattempo, ha complicato tutto. Qualcosa del genere accadde nel 2014, quando l’estate fu intensamente piovosa: poco zucchero, eccessiva acidità. «Vero. Ma nel 2014 le piogge non furono così intense e copiose: quest’anno sono state da record». La Marchisio Family, che pratica la viticoltura biodinamica, in casi estremi ha a disposizione uno strumento come il corno-silice: l’aspersione dei filari con polvere nebulizzata di silicio, infatti, spinge la vite a comportarsi come se splendesse il sole, aumentando la produzione di zuccheri.

Nonostante il maltempo, quest’anno è comunque bastato adeguare le date della vendemmia tenendo d’occhio il meteo. «Certo, questa non sarà ricordata come una stagione adatta alle riserve, cioè alle etichette di lungo affinamento. Vale per tutti i produttori piemontesi. Noi stessi stavolta valuteremo se produrre o meno il Valmaggiore, Nebbiolo in anfora, e la Castellinaldo, Barbera d’Alba superiore». Lo si vedrà nelle prossime settimane, seguendo attentamente l’evoluzione dei vini appena nati. «Tutto questo, per dire che qualcosa è davvero cambiato. Sembra di essere tornati a quando si benedicevano le “annate del secolo” (il ’78 e l’89, stagioni baciate dal sole), perché di regola l’autunno era decisamente severo, freddo e piovoso».

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