Un anno memorabile: perché il vino è poesia

«Siamo tutti mortali fino al primo bacio e al secondo bicchiere di vino». Come non credere a un romanziere come Eduardo Galeano? «Il vino, specialmente in Italia, è la poesia della terra», affermò Mario Soldati. Precisamente, «il vino è la risposta della terra al sole», stando alle parole della scrittrice statunitense Margaret Fuller. Il succo d’uva fermentato? Altro non è che «la luce del sole mescolata con l’umido della vite», per dirla con Leonardo da Vinci. Insomma: il vino è «poesia imbottigliata», secondo Robert Louis Stevenson, l’autore de “L’isola del tesoro”. E per capire quale tesoro si celi nella bottiglia, non si può non citare l’immenso Luigi Veronelli: «Il vino è il canto della terra verso il cielo».

Le frasi memorabili si sprecano, quando si tratta di celebrare il nettare del vigneto. Vale a maggior ragione adesso, dopo un anno intero dedicato alla realizzazione del miglior vino possibile, interpretando in modo ottimale gli umori della stagione. «Sinceramente siamo soddisfatti», dicono alla Marchisio Family. «Le avversità climatiche non hanno compromesso la qualità eccellente della vendemmia». Il problema? La siccità prolungata, invernale e poi anche estiva. L’anno precedente c’era stata la grandine, e prima ancora il lockdown. Eppure, «tutto è stato superato, con passione e tenacia. E con piena fiducia nel nostro metodo naturale, la viticoltura biologica e biodinamica».

Morale: l’album del 2023 è un’antologia di successi. Ultimissimo, la pioggia di riconoscimenti attribuiti dalla prestigiosa Guida Bio alle etichette targate Marchisio, dopo il super-premio al Venice International Wine Trophy per il Faiv Rosè, spumante metodo classico (Nebbiolo, dieci anni sui lieviti). Un anno all’insegna dell’eccellenza: la presenza a Millésime Bio (Montpellier) nel gotha internazionale dei vini “green”. Poi il privilegio di presentare a Vinitaly il meglio dei vini piemontesi in anfora (Arneis e Nebbiolo) accanto a vitigni francesi (Pinot Nero e Riesling) felicemente allevati nel Roero. E il piacere di ritrovarsi a Bologna, alla fiera-mercato dei Vignaioli Indipendenti della Fivi, dove a vincere è l’assoluta artigianalità del vino.

Davvero tante le novità del 2023: è diventato ultra-ecologico (completamente riciclabile) lo stesso packaging Marchisio. Scatoloni, imballaggi, inchiostri: tutto perfettamente sostenibile. Elementi che concorrono al crescente successo dei vini Bio anche in termini di export: parla da sola la recentissima conquista dell’esigente mercato del Canada. Tra i vitigni più apprezzati anche oltreoceano c’è la Barbera d’Alba: e quella lungamente affinata a Castellinaldo – menzione geografica ottenuta nel 2021 – viene ormai festeggiata ogni estate nell’affollatissima kermesse (BarbIs) in omaggio alla tradizione.

A proposito: il 2023 segna anche l’ingresso della Marchisio Family nel più esclusivo club del Barolo, quello marchiato Vigna Rionda: da quest’anno, con il debutto della spettacolare Riserva 2016, la bandiera della famiglia roerina sventola anche nelle Langhe sul più ambito cru di Serralunga d’Alba, patria di Baroli leggendari. Bottiglie immense: e un grande vino «è un’opera d’arte in evoluzione», ricorda il maestro Émile Peynaud, padre dell’enologia contemporanea. Sembra dargli ragione un pioniere come Louis Pasteur, lo scienziato che studiò la magia della fermentazione: «Una bottiglia di vino contiene più filosofia che tutti i libri del mondo».

«Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà presenti nel pianeta», sentenziò Ernest Hemingway, che di bottiglie se ne intendeva. «Non c’è niente di sbagliato nella sobrietà a piccole dosi», disse spiritosamente il poeta John Ciardi. A proposito di poeti, ecco Orazio: «Nessuna poesia scritta da bevitori d’acqua può piacere o vivere a lungo». Taglia corto Baudeaire: «Bere del vino è bere del genio». Un gioco simpatico? Ricordarli, i tanti modi di immortalare l’arte del vino, mentre si sorseggia un calice della Marchisio Family alla vigilia di capodanno. Confessa Sergio Marchisio: «Mi sono innamorato della viticoltura biodinamica leggendo Steiner. Scrive che l’uomo è l’unico animale che avvelena il cibo di cui si nutre». Gli risponde a distanza Plinio il Vecchio: «L’uomo deve al vino il fatto di essere il solo animale a bere senza sete». Il grande Plinio: merita un brindisi speciale. Auguri!

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