Un uovo, un serpente, un triangolo. Tre simboli antichi, presenti nella cantina della Marchisio Family. L’uovo è l’anfora di ceramica, con impresso l’Uroboro, il serpente che si morde la coda. E ogni anfora poggia su un piedestallo triangolare, emblema della Trinità. Perché soffermarsi proprio oggi su temi così insoliti? Ovvio: per parlare di un evento fondamentale come la Pasqua, il rito di passaggio (dall’ebraico Pesah) che spalanca le porte alla stagione del sole. La resurrezione della terra: il momento magico in cui tutto rinasce. Rigenerazione: proprio nel periodo pasquale i filari vengono irrorati con la miscela energetica del corno-letame, secondo le prescrizioni di Rudolf Steiner. E le viti biodinamiche, come d’incanto, rispondono esprimendo un vigoroso slancio.

«A prescindere dalle convinzioni di ciascuno – chiarisce Sergio Marchisio – quello della Pasqua è un momento importante anche sul piano spirituale: contiene il senso profondo della rinascita, simboleggiato nel modo più forte dalla Resurrezione di Cristo». Un messaggio che attraversa i millenni: essere pronti a rinascere, come fa la terra a partire dall’equinozio di primavera. L’uovo? Altro simbolo tipicamente pasquale. Viene da Maria Maddalena, spesso rappresentata nell’atto di esibire un ovetto: è l’involucro sacro da cui nascerà la nuova vita. «Non a caso – ammette Sergio – hanno forma ovoidale pure le nostre anfore: proteggono il vino nel modo migliore, lo fanno evolvere con armonia assoluta. Anche per noi, quindi, l’uovo è il vero incubatore della vita che verrà, ben espressa dal nostro vino biologico e naturale».

Un prodigio ciclico, come suggerisce l’Uroboro: il serpente circolare che rigenera se stesso. Rappresenta l’energia universale che si consuma e si rinnova di continuo. L’eterno ripetersi della natura: l’infinito, l’immortalità della perfezione. Sulle anfore della Marchisio Family, è proprio il serpente a “proteggere” l’uovo. Simbolo di sapienza, il rettile custodisce il segreto dell’alchimia: la trasmutazione che trasforma la materia prima, lungo il percorso che parte dall’uva per arrivare al mosto e poi al vino, capolavoro di raffinazione. Morte e rinascita, appunto: il sacrificio del grappolo darà vita a qualcosa di sublime. La cabalista Vittoria Fornari, grande studiosa delle tradizioni antiche, si sofferma sull’autentico spirito della Pasqua: per rinascere a nuova vita – spiega – dobbiamo sacrificare e abbandonare una parte di noi stessi, che non ci serve più. È la chiave di ogni vera “resurrezione” esistenziale.

Vale anche per la viticoltura: per abbracciare la primavera, la vite deve proprio mettersi alle spalle il rigore dell’inverno. Sembrano solo chiacchiere, ma non lo sono. «Questo è un grande momento, da cui dipende l’intera stagione», sottolinea Sergio Marchisio. «Non è solo questione di competenza agronomica ed enologica. Da parte nostra c’è anche e soprattutto un’intenzione, un sentimento: quello che ci permette, con l’aiuto del Cielo, di riuscire a ottenere vini come i nostri, decisamente unici». Volendo, di mezzo c’è anche una specie di preghiera silenziosa: un’alleanza con l’anima della terra. «Ecco perché è così importante, la solennità religiosa della Resurrezione: è un grande appuntamento con la felicità che ci meritiamo tutti. Il mio augurio viene dal cuore: buona Pasqua, davvero. Il mondo intero ha bisogno di benedizioni. Da suggellare con un bel brindisi, al futuro che ci vuole “nuovi” e pronti a ricominciare sempre».

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