Il sole non muore mai per davvero: rinasce sempre, dopo il buio profondo del solstizio. Nel mondo romano, il Sol Invictus era una divinità: lo si deve all’imperatore Eliogabalo, nato nella città siriana di Emesa (Homs). Purtroppo, la geografia della Siria oggi fa notizia per via di avvenimenti non certo lieti. Si può solo sperare che, anche per i siriani, i giorni oscuri del solstizio invernale siano la premessa per il Natale, la “rinascita” della luce. Il momento è solenne, come ogni anno: la Grande Notte astronomica precede l’inizio del nuovo anno, il lungo viaggio che la terra compirà attorno al sole, dando vita all’armonia delle stagioni.

«Per noi il respiro del cosmo è davvero qualcosa di sacro», ammette Sergio Marchisio, pioniere del biologico nel Roero e fedele alla viticoltura biodinamica di Rudolf Steiner. «Uno dei momenti più importanti, il seppellimento del corno-letame che poi in primavera donerà alle viti un’energia straordinaria, avviene rigorosamente il 29 settembre, giorno di San Michele Arcangelo». Evidente l’attenzione alla configurazione celeste: determinate costellazioni (il Toro, per esempio) sono valutate fondamentali per suggellare le affascinanti nozze fra terra e cielo, destinate a conferire vigore e salute ai filari.

Potenti influssi astrali: vale anche per il magico plenilunio di metà dicembre, poco prima del buio solstiziale. Un momento di estremo raccoglimento, che consacra la forza sotterranea delle radici in attesa del rinascere del sole natalizio. Se i Romani celebravano l’evento con i Saturnali, le popolazioni celtiche nordeuropee avevano cara la festività di Yule, in cui un albero veniva portato nelle case. Dal mondo dei druidi deriva anche l’uso del vischio e dell’agrifoglio. All’epoca della cristianizzazione dei popoli germanici, fu un Papa come Gregorio Magno a suggerire l’adozione di alcune tradizioni natalizie nordiche.

E così, all’immagine di Odino venne sovrapposta quella di San Nicola di Bari (poi Santa Claus, l’odierno Babbo Natale). Non a caso, il mondo cristiano festeggia in modo particolare il 25 dicembre, il divino Bambino di Betlemme: sacro come la vita stessa e come il futuro che rinasce. «Il Natale è anche la festa della famiglia: e per noi, la famiglia è la patria del cuore», sottolineano i Marchisio, con un bel brindisi sotto l’albero. «Pace e gioia: auguriamo a tutti un sereno Natale. Il mondo ha tanto bisogno dello spirito natalizio, oggi più che mai. E allora auguri a tutti, davvero: dal profondo del cuore».

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