Vino in anfora: il segreto dell’eccellenza

Il vino più moderno oggi nasce nel contenitore più antico: l’anfora. A cogliere l’ossimoro sono gli enologi e i sommelier, come Valerio Sisti: già usata ben prima dell’introduzione del vetro, l’anfora è diventata il più “performante” dei contenitori. Protegge il vino in modo perfetto, lo fa evolvere con delicatezza. E gli permettere di esprimersi al meglio, facendo sprigionare tutta la sua essenza. Vino in anfora, dunque: ormai un’abitudine, a casa Marchisio. «La notizia? Stiamo imbottigliando i vini vendemmiati nel 2022. Vinificati ed evoluti nella ceramica per un anno e mezzo: Nebbiolo Valmaggiore, Roero Arneis e Pinot Nero. E ora le bottiglie riposeranno per almeno sei mesi, prima di essere stappate».

Chi ha potuto assaggiare le etichette 2021 – di quei vini – è rimasto sbalordito dalla loro fantastica evoluzione. Col tempo emergono raffinati profumi terziari: una sorpresa dopo l’altra. L’effetto dilata al massimo la personalità del singolo vitigno: lo fa “parlare” fino in fondo, rivelando sfumature insospettabili. Tutto merito dell’anfora, che si sposa a meraviglia con il disciplinare biologico e la lavorazione biodinamica. Niente trucchi, né in vigna né in cantina. E il risultato è emozionante: assoluta purezza. Si finisce per scoprire la vera identità olfattiva e gustativa dei vitigni, nella loro integrità originaria: senza lieviti aggiunti né correzioni di sorta. Un patrimonio di accenti e profondità, che non finisce di stupire.

La riscoperta dell’anfora rappresenta bene la viticoltura d’avanguardia: si addice a chi ama sperimentare sempre nuove possibilità. Gli esperti confermano il valore del materiale: la terracotta e in particolare la ceramica (scelta dalla Marchisio Family per le sue qualità esclusive). Tanti i vantaggi. Per esempio, l’isolamento termico ottimale: l’anfora protegge il vino meglio di quanto non facciano l’acciaio e il cemento. Poi facilita la pulizia dei recipienti: ad ogni ciclo produttivo, è irrisorio il quantitativo di liquido che penetra nelle superfici interne. Fondamentale, soprattutto, la micro-ossigenazione controllata: è garantita dalla porosità naturale dell’argilla.

Proprio la micro-ossigenazione assicura un’evoluzione “gentile”, che conferisce al vino un’estrema morbidezza. Tutto questo contribuisce a conservare nel migliore dei modi la dote più preziosa: i sentori varietali. Evidente: l’anfora non risente dei problemi elettrostatici dell’acciaio né degli inconvenienti del legno (che può rilasciare aromi e tannini specifici). L’esito è spettacolare: vini assoluti, unici, indimenticabili. Sergio Marchisio è un pioniere dell’anfora: è stato il primo, al mondo, a vinificare il Nebbiolo nella ceramica. Confessa: «Il vino è emozione, prima di tutto. E cosa c’è di più emozionante che farlo tornare alle sue origini?». Dal Caucaso al Roero: una bella scommessa, subito premiata.«In effetti è così: i nostri vini in anfora piacciono moltissimo».

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