Bollicine d’oro: incastonate come gemme liquide, in bottiglia, un quarto di secolo fa. Non stiamo parlando di spumanti di vent’anni, siamo oltre: la sboccatura risale al 1999. Dunque, veri e propri gioielli. A Fabio Marchisio l’onore di presentarli in anteprima a Venezia, nella prestigiosa kermesse che lo scorso anno premiò il suo Faiv Rosè, metodo classico da Nebbiolo, dieci anni sui lieviti. Ora l’asticella si alza ulteriormente: in degustazione, a “Bollicine in Villa”, arrivano infatti spumanti di 25 anni. Qualcosa di clamoroso, difficile da commentare. Tesori che esplodono, letteralmente: prima al naso e poi nel palato.

«Siamo i primi a essere sbalorditi: dopo due decenni e mezzo, questi spumanti hanno conservato intatta la loro freschezza», dice Fabio. «In più è cresciuta la struttura: sono vini a tutto pasto, ormai. Si è arricchita la complessità. E si è ulteriormente accentuata la finezza del perlage: bollicine finissime». Anche il loro colore è rimasto quello originario, nei calici (il rosè tende all’arancione, ma solo se resta in bottiglia). Esperienze uniche: il retroterra marittimo del rosato, la pura seta del blanc de blancs (100% Arneis). Biologici, biodinamici. E stratosferici, oltre che “antichi”: c’era ancora la lira, quando furono imbottigliati.

Per avere un termine di paragone, col dovuto rispetto, forse è il caso di ricorrere alle divinità dell’Olimpo vinicolo: l’età degli spumanti di 25 anni targati Marchisio è a metà strada tra gli Champagne P2 e P3 di sua maestà Dom Pérignon. Il Plenitude-3 del 1990, dice la maison francese, deflagra dal bicchiere “con un bouquet emozionante di frutti gialli maturi e fiori bianchi, favo, brioche e fumo di abete rosso”. In bocca è “corposo, strutturato, satinato e profondo”. E i supercampioni della scuderia Marchisio, made in Roero? Ai degustatori l’ardua sentenza, domenica 24 marzo, alla settima edizione di “Bollicine in Villa”.

Poi ovviamente viene spontanea la domanda: per quale motivo inseguire un sogno così pazzesco? «Ai sentimenti non si comanda», sintetizza papà Sergio Marchisio: «Quando senti di voler fare una cosa, devi assolutamente farla. Anche se può sembrare una follia, creare spumanti di 25 anni». Ecco tutto: duemila bottiglie, messe da parte prima del Duemila. Un’evoluzione infinita: una magia. Specialità della casa, peraltro: la prima a spumantizzare l’Arneis, la prima a vinificare il Nebbiolo in anfora. Penultimo traguardo, il prestigioso Barolo Vigna Rionda. E adesso, gli spumanti Faiv in versione culto: l’ennesimo tuffo verso l’infinito.

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