Pioggia e buona vendemmia: cosa aspettarsi? Risposta facile, per una volta: tutto va per il verso giusto. Finalmente, dopo tanta sete, ecco la sospirata “doccia” dal cielo. «Negli ultimi 7 giorni, sui nostri filari sono caduti 81 millimetri d’acqua. E nell’ultimo mese il pluviometro ha registrato quota 114 millimetri». Valori record, sottolinea Fabio Marchisio: «In 30 giorni è piovuta una quantità d’acqua pari quasi a quella caduta nell’intero 2023». La miglior garanzia, dunque, per una primavera vigorosa e verdissima. Sembra quindi annunciarsi una stagione ottimale, con grappoli floridi e acini ricchi di succo. Non male, dopo annate faticose e segnate dalla siccità, a scapito dei volumi raccolti.

Lo scorso anno, in particolare, l’allarme aveva scosso l’intero Piemonte vinicolo. La Regione si era spinta a considerare l’idea di un piano speciale per l’irrigazione, creando opportuni serbatoi idrici. Lo stress climatico per le viti si sommava alle sofferenze accumulate già nell’anno precedente: proprio il 2022 – conferma l’Arpa – è risultato il più caldo e il secondo meno piovoso dell’intera serie storica dal 1958, dopo il picco arroventato del 2015. Per contro, resta nella storia l’umidissimo 2014, con i suoi intensi Nebbioli usciti solo alla distanza, grazie al paziente affinamento. Alchimie e piccole magie: sono la specialità della viticoltura biodinamica.

Il metodo steineriano, seguito dalla Marchisio Family, irrobustisce progressivamente terreni e viti, tenendo le piante al riparo dalle bizze del meteo. «Ora però la carenza idrica stava diventando un vero problema anche per noi», ammette Fabio Marchisio. Felicissimo, quindi, che la soluzione sia letteralmente piovuta dalle nubi di marzo: precipitazioni abbondanti, che hanno imbiancato le Alpi e irrigato le colline. Ovviamente, avvertono i tecnici, serve il giusto equilibrio: troppa acqua moltiplica i parassiti e diluisce i succhi, costringendo a operare rigorosi diradamenti per preservare la concentrazione della qualità.

Problemi, questi, che potevano appartenere al passato: da troppi anni, infatti, è stata proprio la sete a fare da padrona. Grazie a Giove Pluvio, quindi, oggi l’ottimismo è palpabile: ci sono le premesse per un’ottima vendemmia. Naturalmente, con tutte le cautele del caso: «Se la pioggia spinge la ripresa vegetativa delle viti, fino all’ultimo resta il timore di qualche gelata primaverile». Intanto, il maggior pericolo è archiviato. L’annata 2024 sembra nascere sotto il segno dell’abbondanza. Per il resto, i Marchisio sono al lavoro – come sempre – per dare il massimo: sapendo che gli incerti del clima fanno parte della vita di chi è abituato a lavorare sotto il cielo.

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