La potatura delle viti: momento cruciale. È un gesto quasi sacro, che segna l’inizio della nuova stagione. Qualcosa di antico. La sua origine è addirittura leggendaria, affonda nella notte dei tempi. Nel cuore dell’inverno, asini e pecore mangiavano i rami delle piante in mancanza di erba da brucare. Al che, gli antichi contadini si accorsero che poi, in primavera, i rami ricrescevano molto più rigogliosi e produttivi. La scoperta risale a migliaia di anni fa, quando l’uomo (prima nomade) divenne stanziale e imparò a coltivare la terra. I primi potatori della vite? Furono i viticoltori del Caucaso, conferma il gastronomo Aldo Lissignoli, “filosofo del vino”. Certo, sono passati millenni. Un tempo si potava per ottenere più prodotto. Oggi invece si punta alla qualità. Ma come allora, forse, il momento giusto è dettato dal medesimo sapere ancestrale: le fasi della luna.

«Anche quest’anno abbiamo rispettato il calendario lunare», conferma Sergio Marchisio. «Le operazioni di potatura sono puntualmente iniziate il 22 gennaio». Luna crescente. Notorio l’impatto del nostro satellite: condiziona la vita sul pianeta, regola il ciclo di molte specie viventi. Non solo: la luna agisce sulle maree e sulla stabilità dell’asse di rotazione terrestre. E visto che “governa” i liquidi, come potrebbe non incidere sul vino? A parlare è la tradizione, che consiglia di imbottigliare con la luna piena. La luna crescente favorirebbe la nascita di vini naturali frizzanti, mentre quella calante sarebbe adatta ai vini destinati all’invecchiamento. «In fondo – sottolinea Marchisio – la viticoltura biodinamica, che noi seguiamo scrupolosamente, recupera certe conoscenze dei nostri avi. Per fare il vino hanno sempre osservato con attenzione anche il cielo».

Proprio la pratica steineriana mette l’accento sugli astri che gravitano attorno alla Terra. Il calendario biodinamico è meticoloso: la potatura va effettuata nei “giorni radice”. Terra e cielo, appunto: i “giorni radice” corrispondono al momento in cui la luna attraversa le costellazioni del Toro, del Capricorno e della Vergine. Funziona? Provare per credere: lo testimoniano i risultati. In ogni caso, l’opinione generale è unanime: se effettuate durante la luna crescente (fino alla luna piena), le attività di potatura hanno un forte potere rinvigorente sulla pianta. Ne aumentano l’attività linfatica. Di fatto, si favorisce la crescita verticale della vite: il suo slancio verso l’alto. Si ritiene infatti che tagliare rami in questo periodo possa davvero stimolare la produzione di nuovi germogli e quindi favorire una crescita più rigogliosa.

Una cosa è certa: da decenni, la Marchisio Family ha promosso la viticoltura naturale anche come filosofia. Il vigneto? Un ecosistema vivente: un organismo prezioso, da irrobustire anno per anno, rispettando i suoi equilibri. «Non a caso, dopo la vendemmia rigeneriamo i terreni con i sovesci. Obiettivo: incrementare la fertilità. Quindi seminiamo specie erbacee che tornano ad arricchire i suoli con i nutrienti che aiutano le viti». Concimazioni green, come quelle del cumulo biodinamico. Per finire con il corno-letame, che garantisce alle piante una marcia in più. Ma tutto, ogni anno, comincia sempre con quel gesto antico: la potatura. Che è come dire: modellare il futuro del vigneto. Con dolcezza e sapienza. E basandosi innanzitutto sull’influsso celeste della luna.

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