Il miracolo delle viti biodinamiche: rinascita a tempo di record dopo la grandine, e nuovi grappoli pronti per fine autunno

«La grandine porta la carestia, ma è sempre meglio della malattia». Sergio Marchisio ricorre all’antica saggezza popolare, quella dei contadini: «Stiamo tutti bene, dunque non lamentiamoci». Il disastro è ancora nell’aria: il 13 luglio si è abbattuto su Castellinaldo e sui paesi vicini, come Canale, Priocca, Castagnito. Una tempesta inaudita, di grandine fittissima. Bilancio drammatico: il 50% del raccolto è andato perduto. Grosso guaio: c’è il rischio di perdere quote di mercato, non garantendo più il quantitativo abituale di forniture. Dopo il Covid, anche la grandine. Nel 2020, le aziende vinicole avevano sofferto a causa dei lockdown che, per mesi, avevano azzerato l’export. E adesso, riaperti i mercati, ecco dal cielo l’amara sorpresa, al culmine di un’estate meteorolgicamente anomala. Ma proprio quando tutto sembra perduto, è la natura a riservare sorprese imprevedibili e bellissime. Il segreto? Sempre lei: la viticoltura biodinamica.

«Guardate qui, che spettacolo». Sergio indica i minuscoli grappoli che sono nati dopo la grandinata. «Pazzesco, no? Anche le viti duramente colpite dalla grandine hanno già ripreso vigore, ripartendo da zero». Il “miracolo” è vistoso, in tutti i filari. «Non voglio fare previsioni, per scaramanzia», dice il caposcuola della Marchisio Family. «Eppure, se fossimo veramente fortunati e il clima autunnale si presentasse mite, ritardando la vendemmia della “ricrescita” sino a fine ottobre o inizio novembre, potremmo anche recuperare un buon 30% di prodotto. Certo, sarebbero uve non completamente mature: ma perfette per realizzare un’ottima base spumante». E di bollicine, Sergio Marchisio se ne intende: è stato il primo a spumantizzare l’Arneis, e tra i primissimi a fare altrettanto con il Nebbiolo, ottenendo risultati strepitosi, universalmente riconosciuti, grazie a due capolavori (metodo classico) tenuti anche 9 anni sui lieviti.

Riesce sempre a sorridere, Sergio Marchisio, anche nei momenti meno felici: come se “sapesse”, in qualche modo, che il bene e il male finiscono sempre per compensarsi. «Mi viene da ridere – dice – se penso che quest’anno non potrò regalare agli amici le mie famose pesche biodinamiche: la grandine me le ha fatte letteralmente a pezzi. Che proprio io debba andare a comprare le pesche al negozio, la dice lunga su come siamo messi, in questo folle 2021». Ma niente paura: basta dare un’occhiata ai filari dell’Arneis. «Vedete quei grappolini minuscoli, nati dopo il 13 luglio? Saranno pronti per essere raccolti tra cento giorni». Prodigi della biodinamica: «E’ come se la vite parlasse, e ti dicesse: dopo tutte le “coccole” che mi hai regalato, non posso certo lasciarti senza uva. Non è meraviglioso?». Altro che: almeno quanto i calici di vino biodinamico della Marchisio Family, affinato in anfora. Li assaggi, e non te li dimentichi più. Non c’è grandine che possa cancellare la loro magia inesauribile, la loro profondità e la ricchezza sempreverde dei loro profumi estivi, generosamente infiniti.

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