Castellinaldo Barbera d’Alba, il profumo della vittoria: diventa realtà il sogno della “sottozona” che premia l’eccellenza

Se qualcuno aveva dubbi su come imprimere nella memoria lo splendore dell’estate (tanto sole, vento e profumi, frutti rossi maturi), ora può contare su un promemoria impareggiabile: da oggi si chiama Castellinaldo Barbera d’Alba, ed è un rosso che affonda nella storia di ieri per abitare a pieno titolo nella storia di domani. Numeri importanti: 200.000 bottiglie, da decine di produttori locali. Tra i padri nobili che tengono a battesimo la prestigiosa “sottozona” della Barbera d’Alba (la prima e unica, finora) c’è Sergio Marchisio, veterano della Barbera del Roero super-selezionata e affinata per un anno. «E’ una immensa soddisfazione – ammette – veder riconosciuti i propri sforzi, dopo trent’anni di impegno familiare: ora finalmente la nostra Castellinaldo potrà mostrare in etichetta la denominazione del Comune, sinonimo di rinomata eccellenza».

Cos’è successo? Presto detto: ad agosto 2021, il ministero dell’agricoltura ha coronato un iter avviato nel 2016 per certificare la diversità della Barbera d’Alba Doc di Castellinaldo, erede di una tradizione secolare e, da sempre – per le bottiglie destinate a portare quel nome – “coccolata” a lungo nel legno, per l’intero ciclo delle quattro stagioni. Festeggiano i produttori di Castellinaldo, patria storica della Barbera nel Roero, e quelli dei paesi limitrofi: Magliano Alfieri e Priocca, Canale, Vezza d’Alba, Castagnito e Guarene. Tutti insieme, per vincere una scommessa: veder premiato il loro “oro rosso”, anche sulla base di un disciplinare rigoroso. Resa limitata e vigne di almeno trent’anni di età, allevate a un’altitudine compresa fra i 250 e i 350 metri. Risultato: una Barbera d’Alba adulta, particolarissima, capace di esprimere appieno il carattere che il Roero sa conferire ai vini autoctoni piemontesi a bacca rossa.

Sergio Marchisio stappa orgoglioso una delle sue bottiglie di Castellinaldo, dal 25 settembre “autorizzate” ufficialmente a esporre il nome del Comune sull’etichetta: «Siamo tutti felici, l’iter era scattato solo nel 2016, ma aveva alle spalle decenni di lavoro per selezionare questo rosso così tipico, praticamente unico». Sorride, Sergio: «Sappiamo che il nostro sforzo è stato anche contrastato, e siamo lieti che le autorità lo abbiamo invece pienamente riconosciuto». Un brindisi ideale, a cui si associano anche gli affezionati, gli amanti della Barbera di Castellinaldo, che sperano di poter vedere la nuova etichetta già sulle bottiglie della vendemmia 2020. Inutile aggiungere che quelle della Marchisio Family (10.000 in tutto, biologiche e biodinamiche) regalano l’ampio ventaglio di sentori della viticoltura naturale: il nerbo acido e l’inconfondibile marchio varietale della Barbera, addomesticato dall’affinamento vellutato e sublimato dal tocco magico dello stile sterineriano, a interpretare l’eredità “evergreen” dei rossi del Roero. Profuma di vittoria, questa Castellinaldo: e se lo merita.

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