«Nonostante la pioggia ce l’abbiamo fatta. Sono state messe a dimora tutte le barbatelle nel vigneto che abbiamo appena impiantato a Govone. Un ettaro, sulla storica collina di Monteforche». Missione compiuta: impianto ultimato il 10 giugno, nonostante il maltempo. Le varietà introdotte? Arneis, Nebbiolo e Riesling. Tra le nuove vigne in Piemonte c’è dunque la firma della Marchisio Family. «La nostra cantina si arricchisce così di una ulteriore menzione geografica aggiuntiva», dicono Fabio e Ivo Marchisio. I due fratelli possono infatti annoverare sugli scaffali il favoloso Barolo Vigna Rionda, da Serralunga d’Alba, e la Castellinaldo, unica Barbera d’Alba con sottozona ufficialmente riconosciuta.

Il super-lavoro a Govone non è mancato: «È stata dura, le intense precipitazioni hanno ritardato le operazioni. In più lottiamo ogni giorno, usando solo prodotti biologici, contro il proliferare delle infezioni: la peronospora, innanzitutto. Senza contare l’erba alta, che la pioggia fa crescere a dismisura». Il nuovo prestigioso vigneto – proprio a Govone si estendevano alcune Vigne Reali di casa Savoia – arricchisce l’offerta della Marchisio Family, che ormai si basa su 25 ettari vitati. Una produzione che raggiunge i 2.100 quintali di uva ogni anno. Per i non addetti ai lavori: mediamente, questo significa poter ottenere anche 150.000 litri di vino.

«Il nostro vigneto di Monteforche è in affitto. E il proprietario, che dispone di svariati ettari a Barbaresco, crede molto nel nostro Nebbiolo del Roero: immagina che possa avere grandi margini di crescita». I Marchisio giocano i casa: sono stati i primi al mondo a vinificare il Nebbiolo in anfora (l’ultra-premiato Valmaggiore, dal vigneto di Vezza d’Alba). In anfora nascerà lo stesso Riesling che ora proverrà da Govone, aggiungendosi a quello ottenuto a Priocca. Ed è affinata in ceramica anche un parte di Arneis, il bianco del Roero che adesso sarà ottenuto anche dai nuovissimi filari di Govone.

L’Arneis rappresenta un’autentica bandiera, per la Marchisio Family: dà vita allo spettacolare spumante Faiv, un blanc de blancs metodo classico mantenuto dieci anni sui lieviti. Quest’anno, poi, si sono stappate le prime bottiglie di bollicine (serie limitatissima) rimaste sui lieviti per qualcosa come 25 anni: altro record assoluto. Quanto al Nebbiolo del Roero, gli esperti concordano: dopo la scorpacciata di “vinoni” muscolari, basati soprattutto sulla potenza grazie al terreno marnoso delle Langhe, oggi salgono le quotazioni dei “cugini” dell’altra sponda del Tanaro.

La Rive Gauche infatti è ricca di suoli argillosi. Questo conferisce al Nebbiolo eleganza e freschezza giovanile, a tutto vantaggio della facilità di beva. Se poi i vini sono anche biologici e biodinamici, come quelli dei Marchisio, allora il sorso vale doppio: la fragranza diventa addirittura esplosiva, grazie a un ventaglio strepitoso di profumi. Un trend destinato a crescere ancora, dunque, quello del Nebbiolo del Roero. Produzione che, da oggi, in casa Marchisio potrà contare anche sulle verdissime barbatelle appena impiantate all’ombra del Castello di Govone. L’elegante maniero di Carlo Felice sovrasta il paese in cui soggiornò il più “green” di tutti i filosofi: Jean-Jacques Rousseau.

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